© 2017 by gruppo di ricerca laboratorio 06, Università degli Studi di Padova, coordinato dal Prof. Gian Piero Turchi

Post in lettura

DDL LORENZIN E LO PSICOLOGO COME SANITARIO. Novità, possibilità, ricadute.

Il giorno 22 dicembre il Senato ha approvato il disegno di legge Lorenzin dal titolo: “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”

 

Che cos'è e cosa contiene?

 

Il ddl rappresenta un passo ulteriore verso il rinnovamento della Sanità Pubblica in Italia. La legge nasce oltre 5 anni fa ed è frutto di una complessa gestazione in Parlamento. Per la sua promotrice, la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, questa legge:

 

“prevede nuove norme sulle sperimentazioni cliniche, sulla medicina di genere, pene più severe all'abusivismo sanitario e contro chi commette abusi nelle strutture sanitarie per anziani e disabili. E poi affrontiamo dopo 70 anni la riforma degli Ordini professionali sanitari, riconoscendo anche nuove professioni come quelle dell'osteopata e del chiropratico. Nel provvedimento vengono istituiti anche nuovi Ordini professionali per infermieri, ostetriche, tecnici sanitari di radiologia medica e professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione”.

 

Le innovazioni introdotte sono numerose.

  • Si va da un adeguamento alla normativa europea della disciplina che regola la sperimentazione clinica all’introduzione di nuove professioni sanitarie, come l’osteopata e il chiropratico;

  • Viene presentata una riforma dell’ordinamento professionale sanitario, attraverso una specificazione di compiti, funzioni e posizioni in capo agli Ordini e alle Federazioni. Particolare attenzione viene dedicata alle prassi di costituzione degli organi che compongono gli stessi;

  • Si inaspriscono le pene per coloro i quali esercitano abusivamente la professione sanitaria e si introduce nel codice penale una circostanza aggravante per reati commessi nei confronti di persone ricoverate.

----> Eppure, il capo II del ddl rappresenta il punto su cui ricade l’attenzione degli psicologi.

 

All'articolo 7 (punto 4) è stabilito che la vigilanza sulla professione dello psicologo passi DAL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA AL MINISTERO DELLA SLAUTE (così come per chimici, fisici e biologi). Questo passaggio sancisce il riconoscimento completo per la categoria dello psicologo della sua appartenenza al mondo sanitario. Infatti, fino a tale ddl allo psicologo era attribuito soltanto l’utilizzo di tecniche e metodiche sanitarie: il suo interlocutore era rappresentato dalla Giustizia. Adesso, invece, la categoria tutta viene investita del titolo di “sanitaria”.

 

Cosa cambia per lo Psicologo e la Psicologia?

 

Fermo restando che si dovrà attendere il decreto attuativo per poter entrare nel merito della fase operativa, è possibile già CHIARIRE E DELINEARE ALCUNI SCENARI.

  • Passare sotto la vigilanza del Ministero della Salute vuol dire partecipare a pieno titolo ai tavoli di impostazione e di gestione dell’offerta sanitaria nel nostro paese. Se prima lo psicologo era una figura consultiva, adesso la sua voce ha un valore preciso nelle vicende politiche ed amministrative in materia;

  • La “sanitarizzazione” della professione porta con sé l’ingresso definitivo nella medesima piattaforma lavorativa, con la possibilità che aumenti la richiesta e la presenza di psicologi nel settore della sanità;

  • L’ingresso dello psicologo tra gli operatori sanitari e sotto il controllo del Ministero della Salute ricalca una questione nota già da tempo all’attenzione della comunità scientifica e della politica pubblica. La Salute non rappresenta soltanto un’ottimale condizione sanitaria ed al suo perseguimento è necessario il concorso di diverse figure e competenze.

Generalmente, è stato accolto con favore l’esito dell’iter legislativo. Una parte della psicologia a matrice clinica raccoglie finalmente i frutti di antichi sforzi.

La stessa Ministra Lorenzin ha riferito, nella lettera inviata al Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che:

 

“la complessità dei fenomeni e i rapidi mutamenti che si verificano nella società attuale comportano una serie di implicazioni tali da compromettere la salute psichica in misura più o meno rilevante. In un siffatto scenario, quindi, il ruolo dello psicologo diventa sempre più necessario all'interno della nostra società, confrontandosi con richieste quanto mai diversificate, dalle condizioni di disagio esistenziale e di difficoltà relazionali legate all'età ai veri e propri disturbi psichici di vario tipo ed entità”.

 

D’altra parte, molteplici sono i settori a cui la psicologia ha dato vita in oltre un secolo di storia. Nonostante che il primo riconoscimento della professione sia avvenuto in tempi recenti, con la legge 18 febbraio 1989, diverse ramificazioni con una propria autonomia si sono costituite. Ed è da queste frange che viene sottolineata una criticità.

 

I. In Italia vi sono oltre 100.000 psicologi registrati ad Albi regionali e all’Albo Nazionale: circa 1 ogni 550 abitanti. Contrariamente alle tendenze del passato, il settore della clinica non ha più un ruolo trainante. Altre specializzazioni con obiettivi specifici si sono imposte. Si pensi al ruolo dello psicologo nelle organizzazioni, nelle aziende e nel marketing. O, ancora, allo psicologo sociale e di comunità. Connotare come sanitario il mandato che caratterizza l’attività quotidiana di questi professionisti potrebbe essere una riduzione della portata del loro intervento.

 

Che cosa vuol dire?

 

La psicologia, dopo un momento di forte dipendenza dal modello medico, ha provato ad affrancarsi, ampliando lo spettro dei suoi ambiti di indagine e di intervento.

 

Creare un’identità sanitaria della professione potrebbe sortire l’effetto di ridurre queste spinte, che emergono da una precisa esigenza, e di complicare il quadro dell’intervento. Partiamo dalla seconda.

 

II. Saldare il nesso legislativo, amministrativo ed operativo di stampo sanitario nei confronti della psicologia può comportare l'esacerbarsi di domande che la stessa può trovare difficili da gestire. Appartenere al regime della Sanità vuol dire applicare le medesime linee strategiche e prassi metodologiche in uso dalla Medicina: prevenzione, diagnosi, terapia, cura, prognosi, valutazione dell’efficacia. Ma è oramai questione dibattuta e nota che l'oggetto di intervento della clinica psicologica non si presta a questo inquadramento.

 

Se domani la pretesa di guarigione dalle malattie mentali aumentasse,

la Psicologia come si comporterebbe?

 

Ciò conduce all'Esigenza

 

Con sempre maggior frequenza nella letteratura scientifica e nella comunità internazionale si tende a distinguere la sanità dalla salute, intendendo con quest’ultima una dimensione più ampia a cui gli individui possono aspirare.

È la Salute, dunque, ad essere la protagonista della futura impresa politica, operativa e conoscitiva. È attorno a questa che si snodano le Politiche Nazionali.

È questa il fulcro che articola le linee guida Internazionali ed Europee.

Ed è, infine, verso questa che mira la nuova architettura dei servizi di Welfare.

 

 

In contrasto con la “sanitarizzazione della professione”, l’obiettivo sembra sempre più essere rappresentato dalla Salute. Infatti, non è un caso che il ddl Lorenzin stabilisce un nesso ai sensi dell’Articolo 32 della Costituzione, che proprio nella Salute individua il suo riferimento.

Anche lo psicologo, in linea con questa esigenza, può configurarsi come professionista deputato alla salvaguardia e alla promozione della Salute. 

 

 

Però, la Salute non risponde ai medesimi criteri conoscitivi ed operativi della Sanità. Un operatore per la Salute ed un operatore Sanitario differiscono per obiettivi, strategie e azioniDa un lato il focus è la promozione delle competenze negli individui e nella Comunità, dall’altro lato si costituisce una prevenzione delle – possibili – cause della malattia.

 

Se è la promozione della Salute l'esigenza a cui dovrebbe (e può) rispondere lo psicologo, come si inserisce la collocazione di quest'ultimo come professione sanitaria?

 

Come anticipato poco sopra, Sanità e Salute rispondono a diversi criteri conoscitivi e, dunque, hanno diverse ricadute operative e differenti spazi di azione.

L’occasione che si potrebbe prospettare per la Psicologia e per gli Psicologi – tutti e trasversalmente – è dare rilevanza non tanto all’essere riconosciuti come una professione sanitaria.

 

----> Quanto  quello di cogliere la sfida sancita con l'ingresso del Ministero della Salute.

 

Sedersi al tavolo con “i sanitari” diviene uno snodo per il professionista al fine di contribuire all’articolazione ed alla strutturazione di servizi che si occupino di promozione della salute, a tutti i livelli: organizzativo, aziendale, sociale, lavorativo, etc. Ora che la psicologia è interlocutore “a tutti gli effetti” può portare la propria voce alla costruzione di Architetture di Servizi, Nazionali – Regionali – Comunitari, che siano generative di Salute.

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload