© 2017 by gruppo di ricerca laboratorio 06, Università degli Studi di Padova, coordinato dal Prof. Gian Piero Turchi

La Dialogica si occupa delle configurazioni discorsive che, nell’uso del linguaggio da parte degli esseri umani, danno assetto a ciò che riconosciamo come realtà (di senso).

Da qui la doppia anima di questa scienza. La prima, in termini di ricerca pura, la vede occuparsi esclusivamente del linguaggio ordinario, delle sue proprietà e degli elementi che interagendo generano e mantengono le configurazioni discorsive. Dunque, in generale, di quello che prende il nome di “processo dialogico” (conferimento di un valore alle regole dell'uso del linguaggio ordinario). La seconda anima, che interpella la Dialogica come scienza applicata posta al servizio degli esseri umani, si occupa di come i fruitori del linguaggio ordinario, tramite l’impiego dello stesso, interagiscono tra loro e delle realtà che si generano a partire da quest’interazione. Dunque dei modi che, come specie, possiamo esprimere per stare assieme.  Alcuni esempi di configurazioni discorsive sono quella di “conflitto e controversia” nell’ambito della Mediazione Dialogica®, di “disagio giovanile” nell’ambito della promozione della Salute, di “competenza genitoriale” o di “impatto biografico” nell’ambito giuridico, di “malattia mentale” nell’ambito della consulenza dialogica, di “collocazione di ruolo” in ambito organizzativo, di “responsabilità condivisa” nell’ambito delle politiche pubbliche, di “catastrofe” negli interventi per la gestione delle calamità naturali.

All’interno di questa cornice paradigmatica nasce una peculiare teoria: la Teoria dell’Identità Dialogica (TID). Al pari di altre concettualizzazioni scientifiche la TID rende possibile conoscere l’oggetto di ricerca e di intervento (le configurazioni discorsive). Nella sua forma primordiale questa teoria presuppone la formalizzazione di tre polarità teoriche (personalis, alter, propter omnia/omnes) dalla cui interazione trovano assetto le configurazioni discorsive. Negli anni, grazie agli sviluppi dati dalle occasioni di ricerca e di intervento in vari progetti, è stato possibile integrare ulteriormente la teoria, riconducendo queste

Sempre dall’humus del Paradigma Narrativistico sono stati definiti e formalizzati gli elementi minimi del processo dialogico, che rendono possibile il configurarsi di ogni polarità della TID e, quindi, di ogni configurazione discorsiva. Questi elementi sono i Repertori Discorsivi, i quali, a partire dalle prime ricerche dai primi anni del Duemila, sono stati identificati, ordinati, e raggruppati in varie versioni di Tavole che ne descrivono i valori numerici per la misurazione delle configurazioni discorsive e delle loro proprietà. Ad oggi la versione più avanzata a disposizione è la Tavola Semi-radiale dei Repertori Discorsivi.

Tutto il percorso rappresentato da quanto appena esposto è stato possibile grazie all’ideazione di una metodologia: MADIT. Questa rappresenta, ad oggi, la guida per ogni progettazione, ricerca e intervento operativo che si rifà alla conoscenza resa disponibile dal progetto di ricerca della Dialogica.

Lo sfondo su cui si regge tutto l’impianto teorico e operativo di questa scienza è il Paradigma Narrativistico, il quale pone come assunti peculiari:

  1. che la realtà a disposizione degli esseri umani si genera, intesse e sviluppa in configurazioni discorsive grazie al processo dialogico;

  2. che i legami tra gli elementi che rendono possibili queste configurazioni sono di tipo retorico-argomentativo;

  3. che questi legami dispongono di un valore di coesione grazie alla proprietà della coerenza narrativa;

  4. che, stante questi tre punti, in questa scienza non si rende possibile l’utilizzo di nozioni deterministico-causali, dunque, essendo nel dominio dell’incertezza, si sposa un livello metodologico di analisi descrittiva;

  5. e che per governare l’incertezza dei possibili assetti delle configurazioni discorsive si fa riferimento al concetto di anticipazione, il quale si fonda sui quattro punti precedenti.

tre polarità a tre dimensioni e identificandone altre due (che rappresentano le proprietà del tempo discorsivo, che prende il nome di kairòs, e della coerenza narrativa).