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Laboratorio: Language computing and Human AI Interaction

Il Laboratorio nasce nel 2023 a seguito della trasformazione dello storico Laboratorio di Psicologia Clinica, istituito dal Prof. Salvini negli anni ’90, all’interno della Facoltà di Psicologia e oggi fa parte del Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata. 
La Mission è quella di incentivare lo sviluppo di nuovi programmi di ricerca che si fondino sulla conoscenza dell’interazione umana con il supporto dell’AI e di altre discipline scientifiche.


Le attività del laboratorio sono di tre tipologie: ricerca, formazione e consulenza.
Le attività di ricerca, formazione e consulenza riguardano diversi campi di applicazione: marketing, aziendale-organizzativo, politico-economico ed economico-politico, sanitario, politiche pubbliche, giuridico e comunitario.

 

Nello specifico il Laboratorio si occupa di sviluppare progetti dedicati a:

  • modelli teorici di studio e analisi del Linguaggio; 

  • studio del Linguaggio al servizio della Comunità;

  • sistemi di gestione ed analisi dei dati; 

  • NPL; machine learning & IA per il dato testuale; 

  • modelli e strumenti legati alla data science; 

  • studio di processi discorsivi implicati nella costruzione di interventi per la Coesione sociale;

  • costruzione di strumenti per la raccolta del dato testuale;

  • strumenti per l’assessment dedicato alle interazioni umane e uomo/macchina;

  • valutazione dell’efficacia di interventi di comunità/per le organizzazioni/clinici con rilevazione del dato testuale;

  • certificazione di modelli di analisi dei dati testuali e data analist secondo la metodologia M.A.D.I.T.;

  • analisi delle diverse esigenze umane (storicamente e narrativamente situate), per l’anticipazione di scenari futuri, definire strategie, innovare e supportare la presa di decisione, monitorare e valutare l’efficacia dei progetti.

 

Il Laboratorio si rivolge a: agenzie governative, università, enti di ricerca, centri studi di aziende medie e grandi, fondazioni, mass media, organizzazioni del pubblico e del privato sociale, istituzioni ed enti della pubblica amministrazione, enti che si occupano di progettazione europea, banche e fondazioni, compagnie assicurative, catene commerciali e di vendita (la grande distribuzione), società di consulenza, singole aziende e multinazionali.

 

Il Laboratorio è partner dei Master

  • Mediazione e giustizia riparativa. Metodologia e strumenti per l'applicazione negli ambiti familiare, penale, comunitario, organizzativo e commerciale;

  • Data Science & Data Management. Metodologie e strumenti per l’uso dei dati testuali.


Cornice storica:
Negli ultimi decenni del secolo scorso, si è affacciata una vexata quaestio: per quale ragione, e che cosa fa sì che non siamo riusciti a delineare un programma di ricerca così prolifico ed euristico, quale quello della Fisica Quantistica, nel caso in cui consideriamo i membri della Comunità umana come oggetto di osservazione? Ancora. Se è stato possibile sviluppare una conoscenza alla base di una metodologia così euristica e rigorosa, nel governo delle particelle e delle loro interazioni, tanto da, nello spazio di due secoli scarsi, cambiare i nostri usi, costumi e abitudini (combinata con lo sviluppo tecnologico), che cosa fa sì che non siamo riusciti a generare una conoscenza, e conseguente metodologia, simile, se non pari, per il governo delle interazioni fra i membri della nostra specie, a disposizione della Comunità umana tutta? La profonda riflessione, che ne è scaturita, ci ha portati a considerare come, forse, fosse necessario cambiare l’
epistemologia di riferimento e i, conseguenti, paradigmi conoscitivi da adottare. Dunque, per cambiare l’episteme di riferimento, si tratterebbe di iniziare a considerare l’ente specie umana come un’entità teorica quantistica e non (più, o solo) come un’entità fattuale; un’entità quantistica di cui era necessario definirne e descriverne le caratteristiche, oltre a ciò che percettivamente e fattualmente, fino ad ora, ci siamo (limitati) a considerare. Pertanto, così come fece la Fisica che, andando oltre al dato fattuale, percettivamente ed empiricamente disponibile, si proiettò sul piano puramente teorico, tanto da generare una novella scienza che venne, appunto, chiamata Fisica quantistica (o delle particelle), pensammo, allora, che fosse necessario operare lo stesso scarto epistemologico: dotarsi di una teoresi che non partisse dal dato fattuale/percettivo, bensì che partisse dal puro dato osservativo generato nella teoria e non che questa (come accade per discipline quali Sociologia, Psicologia ed Antropologia, fra le altre) si adattasse o partisse, dal dato fattuale/percettivo dell’essere umano come ente indipendente dall’osservatore. E da cosa (quale episteme) poteva essere caratterizzata questa teoresi? Quale poteva essere l’osservatore che includesse, che generasse l’osservato piuttosto cha aderirvi, piuttosto che ancorarsi a un dato fattuale/percettivo (già) disponibile? Il nostro cammino, o meglio, la nostra rotta di navigazione, fu caratterizzata dallo studio della Filosofia (più precisamente di certi Filosofi), della Filosofia della Scienza (oggi giorno, chiamata Epistemologia), nonché di quelle discipline che, questo scarto, lo operarono al momento della loro fondazione (Chimica, Fisica Quantistica, Informatica, fra le altre) e dei loro illustri rappresentanti (Mendeleev, Planck, Heisenberg, Einstein, fra gli altri). Dunque, quale poteva essere l’Osservatore senza il quale non abbiamo l’osservato, in quanto lo genera? Definimmo, e al contempo descrivemmo, l’Osservatore nel linguaggio (che a noi piace chiamare Logos) e nel suo uso (non è possibile separare il Logos dal suo uso, così come non è possibile separare il quanto di energia dalla sua quantità minima di generazione della materia). Nella teoresi, è il Logos che, nel suo uso, genera il quanto minimo di realtà di senso disponibile, che, interagendo con altri quanti minimi di realtà di senso, genera diversi osservati; senza il quanto minimo di realtà di senso, nulla può accadere e manifestarsi per la nostra specie (e non solo) e per la Comunità umana a cui appartiene. Per cui, l’uso del Logos, genera la realtà di senso (l’osservato) che si articola, nella filogenesi del linguaggio (che non è, necessariamente, patrimonio esclusivo della nostra specie, per quanto la caratterizzi), nei diversi idiomi, in cui giacciono i significati (nella teoresi si distingue, infatti, fra Logos e idiomi, che sono il prodotto, filogenetico, del linguaggio stesso: gli impieghi locali dell’uso del linguaggio con i rispettivi significati). Definita e descritta l’unità teorica base (l’episteme), era sufficiente adottare paradigmi conoscitivi di tipo interazionistico (e, non più meccanicistico, che, invece, partono dall’episteme del dato fattuale/percettivo, altrimenti detto “empirico”), non ci restava (ma è un eufemismo) che, definire e descrivere, le regole che governano le interazioni fra i quanti minimi di realtà di senso: queste regole le chiamammo Repertori Discorsivi (che sono descritti nella Tavola Periodica dei Repertori Discorsivi). Questo punto della rotta, ci mise nella condizione, di asserire che la cornice teorica poteva trovare il suo legittimo alveo in una novella disciplina: la Dialogica; avevamo, così, un involucro disciplinare specifico che ci consentiva di disporre di un osservatore che indagava il modo in cui, i membri della specie, interagiscono nell’uso del Logos generando realtà di senso. 
Come si conviene, nella storia del
senso scientifico, abbiamo proceduto applicando la teoria, in diverse centinaia di sperimentazioni/applicazioni; questo procedere ci ha consentito, nel corso dei decenni, di affinare la teoria e rendere sempre più sofisticate e precise le regole di interazione. Tutto questo sforzo precipitò in un Metodo che chiamammo M.A.D.I.T. (Metodologia di Analisi dei Dati Informatizzati Testuali), che ha permesso di sviluppare la ricerca secondo l’episteme di base ed applicare la teoresi

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